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sabato 24 aprile 2010

Elio De Capitani - Un atto totale

Gauss

Ha esordito con un “sono stanco, sono stanco morto” Elio De Capitani, reduce da un trionfale quanto faticoso tour di “Angels in America”. Ma un uomo di teatro come lui della stanchezza si dimentica se sente di aver di fronte a sé un pubblico che lo sa ascoltare. E il pubblico di Novaluna giovedì sera al Binario 7 lo ha ascoltato col fiato sospeso dalle nove e un quarto alle undici e mezzo, senza un momento di pausa o di distrazione, esso stesso protagonista di una “con-ferenza” nel senso letterale della parola, alla voce dell'oratore la platea corrispondeva con un coro silenzioso di attenzione e partecipazione. Alla fine, un’ovazione unanime, convinta, riconoscente, liberatoria.

Elio De Capitani in Angels in America di Tony Kushner

Di che cosa ci ha parlato? Del teatro, cioè di tutto, della vita, di noi, della nostra civiltà, della storia del mondo. E dell’attore, che recitando compie un atto totale di interpretazione della condizione umana.
La sua narrazione va alle radici della nostra cultura, alla Grecia del V secolo a.c. dove nacque quella forma di comunicazione collettiva nota come tragedia. Nella rievocazione teatrale del mito il popolo ateniese definisce le regole del rapporto sociale e con la partecipazione rituale all’evento teatrale modella la polis. E' nell'elaborazione tragica del mito che la democrazia ateniese trova la sua Costituzione.
Ricorda De Capitani che la sua folgorante giovanile passione per il teatro si è esercitata proprio sulla tragedia e in particolare sull’Orestea di Eschilo. Oreste impersona la lacerante condizione dell’eroe tragico, condannato all’ineludibile scelta fra due mali e perciò destinato all’azione delittuosa, la cui colpa non può espiare se non commettendo altri orrendi delitti. Il giudizio degli uomini è impotente a sciogliere il nodo tragico, a sentenziare sull’uccisione della madre imposta dal dovere di vendicare l’assassinio del padre.

Il teatro greco di Siracusa

La giustificazione di Oreste può venire solo dagli dei che, assolvendolo, sanciscono un principio giuridico e religioso insieme, la supremazia del vincolo di sangue col padre. Da qui il patriarcato, il diritto ereditario, la trasmissione patrilineare, la subordinazione della donna ecc., su cui si è formata e retta la civiltà antica fino alle rivoluzionarie emancipazioni del nostro tempo .
La tragedia è opera d’arte totale, in cui si fondono testo, canto, danza, poesia, azione. Non poteva essere che l’umanesimo rinascimentale, osserva De Capitani, nel suo sforzo di recuperare la purezza e la grandezza del mondo antico, a ricrearla in chiave moderna con il melodramma. Anche l’opera, come la tragedia, integra in sé tutte le forme d’arte della modernità, la poesia, la musica, il canto, il ballo, ma anche l’architettura, la pittura, la scultura. E dopo il suo declino in Europa, l’opera rinasce in USA sotto forma di musical, West Side Story è la rivisitazione americana del dramma di Romeo e Giulietta innestato sulla tragedia greca, felicità, dolore, odio, gioventù, amore, morte, quello che Shakespeare chiama the two hours' traffic of our stage.

L'elisabettiano Globe Theatre di Londra

Con convincente acutezza d'analisi rivivono nel racconto di De Capitani le figure di Amleto e di Shylock, e il diverso significato che hanno assunto in epoche diverse. L'Amleto di Peter Brook che asseconda e si appropria dell'edonismo fricchettone e sessantottardo da swinging London per imporgli sopra il proprio potere, come in realtà è storicamente avvenuto, perché uno può sorridere, sorridere, ed essere una canaglia ... E dopo la shoah è diventato un tabù l'intreccio di reciproco astio e disprezzo fra l'ebreo Shylock del Mercante di Venezia e il mondo cristiano che lo circonda, con quel terribile finale del suo celebre monologo - ho imparato da voi la lezione, metterò in pratica la malvagità che ci insegnate.

Nathalie Wood nella versione cinematografica di West Side Story

Recitare ad alto livello, ammonisce De Capitani in un superbo e appassionato elogio della figura e del mestiere dell’attore, è difficile e oneroso, impone di vivere ad alto livello. Il teatro è il regno delle anime dei morti che sulla scena riacquistano vita e voce passando attraverso il corpo, membra e mente, dell’attore. Recitare è anche una tecnica, ma non è solo tecnica, è un’arte olistica che coinvolge per intero la personalità dell’interprete e interpretare un testo non è un arbitrio, è una inevitabile necessità.


Gauss



2 commenti:

ottavio ha detto...

Ottima relazione della serata con De Capitani, Gauss.
Tra le tante sue affermazioni interessanti mi ha colpito la definizione: teatro = testo + scenografia + recitazione. Sembra scontato, ma non lo era per me, soprattutto lettore di testi teatrali, anche in conseguenza di passate delusioni per cattive recitazioni o regie strampalate.
Eppure è così! Per quanto la lettura del testo possa stimolare l’immaginazione per scene e personaggi, solo la combinazione (virtuosa) dei tre elementi può dare il valore della rappresentazione teatrale.

Giorgio Casera

Anonimo ha detto...

grazie mille a Gauss per l'appassionato commento
alla magnifica serata che Elio ci ha dedicato.

per noi la conoscenza prima, e poi un'amicizia vera,
di quelle rarissime quando non si è più ragazzini,
risale a diversi anni fa, quando Cristina
si prestò a dare una mano a Novaluna
per la celebrazione dei 50 anni dalla Resistenza.

con Elio il rapporto si è stabilito e poi intensificato
quando ha accettato di dare una mano, e che mano,
ad Annalisa quando faceva l'assessore.

frequentandoli ci è capitata qualche legnata sui denti,
la drammaturgia contemporanea, a volte,
non è tenerissima con il proprio pubblico,
ma abbiamo anche imparato moltissimo sul teatro
e vissuto emozioni intensissime
in spettacoli assolutamente indimenticabili.
ancora una volta grazie mille.